Pillole di Armonia – 04 Rivolti e Numerazione

Mi raccomando, anche qua è rivolti e non risvolti Non sbagliate.

 

Eddaje, vabbè manco io sbajerei!

 

E invece c’è gente illustre che sbaglia. Comunque.

 

 

Accordi di tre suoni


Fino a questo momento abbiamo visto gli accordi soltanto in posizione fondamentale. Cioè un accordo di Do Maggiore è caratterizzato da avere il Do al basso e le restanti note sopra.

 

 

Cominciamo da qui perché è opportuno fare un paio di precisazioni.

Sempre tenendo la fondamentale al basso – Do in questo caso – l’accordo può cambiare. Ad esempio possiamo avere.

 

 

 

 

Queste sono le tre posizioni in cui normalmente si trovano gli accordi. Si dicono “strette” perché… perché sono strette tra loro.
Invece:

 

 

 

 

Ad esempio si dice a parti “late”.

In tutti questi casi la posizione dell’accordo non cambia, poiché ciò che crea l’armonia è il basso. Da lì ricaviamo tutto ciò che c’è di relazione armonica.

Per ricavare la numerazione e il “nome” dell’accordo si usa sempre la prima posizione.

Prendiamo, dunque, il primo tipo di accordo citato

 

 

 

 

Vediamo dall’argomento precedente abbiamo imparato che Do-Mi è una 3ª e Do-Sol una 5ª. L’accordo quindi prenderà il nome di “quinta”, per quelli bravi si scrive   o più semplicemente soltanto

E se volessi cambiare il basso?

Vediamo cosa accade cambiando il basso.

 

 

 

 

L’armonia classica ci insegna a non raddoppiare la terza, quindi se sta al basso non mettiamola pure nelle voci superiori.

In questo caso gli intervalli sono di 3ª e di 6ª, quindi l’accordo prenderà il nome di oppure

Se lo ascoltiamo, sentiamo che ha un suono differente. Somiglia al do maggiore di prima ma non ha lo stesso suono. Quindi cambiando l’ordine dei fattori, può essere che il risultato cambia.

Questo è perché l’accordo viene costruito su un grado differente della scala.

Se costruisco un accordo in posizione fondamentale significa che sto tranquillo in quel punto della scala, soprattutto se si tratta del I grado.

Se invece sto costruendo un accordo non in posizione fondamentale, ma rivoltato, significa che mi devo muovere e tendere, invece, ad un altro accordo che sarà in posizione fondamentale. Ecco perché solitamente un brano termina sempre in posizione fondamentale: ci dona il senso di stabilità.

Il discorso non cambia per le tonalità minori.

 

 

 

Stesso caso.

Un po’ diversa ma analoga è la situazione con il secondo rivolto.

 

 

 

 

Poiché il primo intervallo col basso è di 4ª e il secondo di 6ª l’accordo prenderà il nome di…

Wow, che fantasia.

 

In questo caso l’accordo è ancora meno stabile. Significa che maggiormente dovrà andare a finire su un accordo in posizione fondamentale. Il più delle volte si usa nelle formule di cadenza, per concludere una sezione di un brano (o il brano stesso), ma si può utilizzare anche per modulare in altre tonalità o semplicemente come movimento del basso. Insomma fate un po’ come vi pare ma non finite un brano con un accordo di quarta e sesta.

 

 

Accordi di quattro suoni


Ecco, qui le cose cominciano a cambiare. Se nel complesso una triade ha semplicemente un suono diverso, nell’ambito degli accordi di settima, come abbiamo visto nel capitolo precedente, dobbiamo seguire regole differenti a seconda di cosa troviamo al basso.

Per semplicità utilizzeremo l’accordo di settima di prima specie per fare degli esempi.

 

 

 

 

Dato che ci sono più note servono più numeri per identificare. Quindi, il primo intervallo è di 3ª, il secondo intervallo è di 5ª e il terzo intervallo è di 7ª. L’accordo si chiamerà , o per brevità soltanto .

Vediamo allora. Se l’accordo è in posizione fondamentale, le regole sono quelle che la settima scioglie la tensione scendendo mentre la terza (sensibile) sale verso la tonica.

Quindi:

 

 

 

 

ma anche

 

 

 

 

Cosa accade se cambio posizione e utilizzo il primo rivolto?

 

 

 

 

Accade che adesso ho la sensibile al basso. Che si muoverà sempre salendo. Dunque, mentre se l’accordo di settima è in posizione fondamentale posso muovermi più o meno liberamente, ciò non è affatto così quando al basso c’è la sensibile.

 

 

 

 

Il movimento suona molto meno risolutivo, meno conclusivo. Anche se ha comunque il suo perché.

Per dargli un nome, mettendo l’accordo in prima posizione viene: intervallo di 3ª, intervallo di 5ª e intervallo di 6ª. L’accordo si chiamerà quindi o più semplicemente .

Andiamo avanti e vediamo cosa viene dopo.

 

 

 

 

In questo caso c’è forse un po’ più di libertà. Capita spesso che questi accordi siano usati per modulare, quindi che non vada necessariamente a finire su un I grado. Ad ogni modo, la risoluzione formato “basic” è

 

 

 

 

Sempre per lo schema degli intervalli l’accordo in prima posizione prende il nome di o più semplicemente

A differenza del suo omologo di tre suoni, cioè l’accordo , questo è ampiamente usato nella musica classica, poiché dà un senso conclusivo ma non troppo. Quindi è particolarmente adatto a chiudere una frase musicale che non è la fine del periodo o del brano intero, o ancora come basso ascendente o discendente.

 

Non abbiamo finito perché essendo di quattro suoni, gli accordi di 7ª hanno un rivolto in più.

 

 

 

 

In questo caso la settima è al basso, risolve scendendo sulla terza dell’accordo che è opportuno non raddoppiare, ma ci rendiamo conto che questa è la posizione più “instabile” dell’accordo di settima, in quanto deve risolvere e sicuramente dovrà risolvere in qualche modo anche l’accordo successivo, anche qualora si optasse per una risoluzione eccezionale su un diverso tipo di accordo.

 

 

 

 

Anche in questo caso osiamo dargli un numero di matricola in base agli intervalli in prima posizione si chiamerà , per gli amici

 

Bene. Abbiamo detto più o meno tutto sui rivolti

 

Ahahaha

 

Che hai da ridere?

 

Sto ancora a pensa’ a quelli che li chiamano risvolti!

 

E vabbè. Cerchiamo di avere pietà di loro.

Stavo dicendo. Abbiamo detto più o meno tutto quello che c’è da dire sui rivolti. Provate a individuarli nei brani più noti di musica classica, magari qualche sonata di Mozart o di Beethoven, guardate la loro funzione, come sono posizionati rispetto a ciò che accade prima e ciò che accade dopo.

Per tutto il resto rivolgetevi al De Ninno.

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