Pillole di Armonia – 03 Gli Accordi

Questo argomento è forse un po’ più semplice, in genere perché quasi tutti i musicisti che si approcciano allo studio dell’armonia classica hanno già fatto esperienze nel mondo della musica leggera, pop o rock, dunque è abbastanza scontato cosa sia un accordo.

 

Un accordo, in musica, è la sovrapposizione di due o più suoni di altezza differente, disposti secondo un determinato rapporto. Gli accordi più comuni, che troviamo anche nel genere Pop/Rock sono le triadi:

 

Le triadi sono accordi di tre suoni, in musica classica sono chiamati anche accordi di 5ª perché l’intervallo formato con la nota fondamentale (basso) è appunto di quinta.
 

 

 

 

Nel rock e raramente anche nel pop, capita di trovare anche gli accordi di 7ª che fanno parte del mondo degli accordi a quattro suoni o quadriadi. Approfondiremo più avanti perché ci sono una valanga di settime differenti.
 

 

 

 

Ci sono anche gli accordi di cinque suoni e si chiamano proprio quintiadi. Sì, anche a me sono venute in mente le Olimpiadi, ma è un’altra parola. Sono gli accordi detti di 9ª, sempre per lo stesso motivo. In questa forma sono assenti dal Pop e dal Rock, ancora presenti nel Jazz. Tuttavia possiamo trovare alcune varianti degli accordi di 9ª nei brani popular in stile ballad o musical con l’accordo di sus2
 

 

 

 

Voi pensate che abbiamo finito vero? Niente affatto. Perché, ovviamente, ci sono anche gli accordi di 11ª. Che, ce li facciamo mancare?
 

 

 

 

 

Fine? Macché. C’è pure la 13ª. Sì, pure io ho pensato allo stipendio, ma tanto non arriva né a me né a voi, quindi pensiamo all’armonia che questa è l’unica 13ª che ci tocca.
 

 

 

 

Gli accordi sono tutti creati sovrapponendo delle terze, ora maggiori ora minori e, a seconda del tipo di terza sovrapposto, si creerà un determinato accordo… maggiore, minore, settima maggiore, settima minore, settima diminuita, nona minore ecc.

 

Cominciamo con quelli facili.

 

 

Accordi di tre suoni


 

Se prendiamo una scala maggiore e ci costruiamo sopra delle triadi nel modo descritto più in alto, notiamo che gli accordi risultanti non sono tutti uguali.

 

 

 

 

 

Infatti          è formato da una 3ª maggiore          e una 3ª minore           e in totale abbiamo una 3ª maggiore e una 5ª giusta.

 

 

Se invece prendiamo l’accordo costruito sul re          si vede che è posizionato al contrario,          è una 3ª minore, mentre          è una 3ª maggiore. In totale abbiamo una 3ª minore e una 5ª giusta.

 

 

In virtù del primo intervallo che incontriamo in ogni accordo denominiamo il primo accordo perfetto maggiore, il secondo accordo perfetto minore.

 

 

Salendo ulteriormente sulla scala diatonica vediamo che dal I al VI grado gli accordi sono sempre perfetti maggiori o perfetti minori, tuttavia l’accordo costruito sul VII grado cambia. Abbiamo infatti          che è una 3ª minore e          che è un’altra 3ª minore.

 

In totale abbiamo          una 3ª minore e una 5ª diminuita. E questo accordo prenderà proprio il nome di accordo di 5ª diminuita.

 

 

Similmente sulla scala minore naturale, sul II grado avremo una 5ª diminuita.

Accordi di quattro suoni


 

Parleremo approfonditamente degli accordi a quattro o cinque suoni quando affronteremo i capitoli dell’armonia dissonante, che detta così suona come se stessimo analizzando Stravinskij, in realtà sono semplicemente gli accordi di settima o di nona, intanto accenniamo qualcosa.

 

Iniziamo elencandoli:

 

 

Strano. L’accordo di settima di prima specie non è l’accordo costruito sul primo grado della scala maggiore. Ma allora perché è di prima specie? Evidentemente è quello che si usa più spesso. Proviamo a vedere dove si costruisce quel determinato tipo di settima.

 

 

 

 

Ah! È sul quinto grado. Che è la dominante. Che coincidenza! Proprio l’accordo che risolve sulla tonica e che afferma la tonalità.

 

Infatti la settima di prima specie è la settima di dominante.

 

E allora?

 

Calma, ora spiego.

Gli accordi di settima sono accordi ricchi di tensione. Per sua natura la tensione deve essere sciolta. Non avendo a disposizione Xanax o Valium, nel periodo Rinascimentale e Barocco hanno inteso che la tensione di tali accordi si scioglieva in questo modo:

 

 

Questa è una regola che è sostanzialmente uno dei fondamenti della musica tonale. La settima scende e la sensibile sale. Questo meccanismo di tensione-distensione, sostanzialmente è un riassunto molto breve di tutta la musica fino al XX secolo.

 

Vediamo brevemente anche le altre settime.

 

 

Nella 7ª di II          e III specie          non c’è sensibile, perché la terza è minore dunque non tende alla tonica. La regola per la settima rimane, che scende.

Se volete qualcosa in più da ricordare, la 7ª di III specie si chiama anche 7ª di sensibile perché – che domande – si forma sulla sensibile della scala.

La 7ª di IV specie,         o anche “la grande settima” è quella che nel jazz o nel rock si chiama maj7 perché, appunto, l’intervallo è di settima maggiore anziché minore rispetto alla settima di dominante. Stavolta la sensibile c’è, però serve di ricordarsi che non è un accordo risolutivo. In genere si usa in una concatenazione di accordi o in una progressione.

E per finire c’è la V specie, la 7ª diminuita, l’accordo della sventura.         Tutti intervalli di 3ª minore. È molto comodo perché ha una grande valenza enarmonica.

 

enarmonica ci sarà tu’ sorella!

 

Intendo dire che ognuna di quelle quattro note può essere interpretata come settima o come sensibile.

 

 

Dunque da uno stesso accordo possiamo andare in quattro tonalità differenti!

Figo vero?

Lo so, mi esalto per poco. Che ci volete fare.

 

Per dovere di cronaca, i miei colleghi compositori, armonisti (si dice armonisti?) e compagnia bella, mi ricordano che esistono anche una valanga di altre settime più o meno conosciute che  hanno lo stesso effetto di un’impepata di cozze andata a male. Come sempre, per ulteriori dettagli andate sul nostro ormai fedele De Ninno o qualsiasi altro libro di armonia.

 

Ad ogni modo, rivedremo questo argomento quando parleremo, appunto dell’armonia dissonante.

 

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