Pillole di Armonia – 02 La Scala

Questa ‘a so’! È quella de Milano, ‘ndo ce fanno l’opere

 

Oltre ad essere uno dei più importanti teatri del mondo, nella musica la scala è anche uno dei rudimenti più rudimentalmente rudimentali. Tutti si studia le scale.

 

La maggior parte dei musicisti conosce anche la definizione accademica: la scala è una successione di suoni procedenti per grado congiunto, che si trovano a determinati rapporti di distanza dalla prima nota denominata tonica.

 

Chiaro, no?

 

Chissà perché le definizioni devono essere in un linguaggio così forbito.

 

Spieghiamolo in modo più semplice.

 

Una scala è una successione di suoni vicini tra loro. A seconda dei rapporti tra questi suoni e il primo suono della scala (tonica) si hanno scale differenti.

La prima distinzione si ha tra scala diatonica e scala cromatica.

 

Iniziamo con la scala cromatica.

 

Nella scala cromatica si utilizzano tutti i semitoni che si incontrano in successione.

 

 

I modelli utilizzati, con i diesis e con i bemolle sono del tutto ambivalenti. Normalmente si preferisce utilizzare i diesis in fase ascendente e i bemolle in fase discendente, ma dipende molto anche dalla tonalità del brano.

 

è opportuno mettere i bemolle in fase discendente ma Beethoven se ne infischia e scrive così.

 

Sulla scala cromatica non c’è da dire altro. L’armonia cromatica avrà il suo grande momento tra la fine dell’800 e gli inizi del’900 ma prima di arrivare a parlare di questi movimenti armonici è il caso di lasciar passare del tempo.

 

 

La scala diatonica.

 

La scala diatonica è quella che più comunemente incontriamo, sia ne brani di musica classica, sia pure negli esercizi estenuanti che tutti gli studenti strumentisti amano fare dalla mattina alla sera per procurarsi tendiniti o fastidi vari. È essenziale come punto di partenza perché, appresa la parte teorica di questa, si comprende come costruire tutto il meccanismo delle tonalità.

 

La scala diatonica può essere di due modi (facciamo caso a questa parola –  “modi” – più avanti avremo modo di approfondire): maggiore o minore.

 

La scala maggiore è quella conosciuta dai più:

 

 

ma cosa la rende tale?

 

Ricordate ciò che era stato detto a proposito degli intervalli? Ebbene, vogliamo provare a vedere quali sono gli intervalli maggiori che troviamo nella scala maggiore?

 

 

Orpo!! Sono tutti maggiori!

 

Allora, adesso, proviamo ad applicare lo schema degli intervalli ad una tonalità diversa.

 

 

Se lascio tutto così, noto che gli intervalli non sono uguali alla scala precedente. Infatti l’ultimo è un intervallo sì di settima, ma minore e non maggiore. Urge sistemare qualcosa.

 

 

Ora lo schema degli intervalli è rispettato.

 

Abbiamo dunque visto che nella scala di Sol Maggiore si dovrà operare un innalzamento del Fa per farlo divenire sempre Fa .

Dovendo rispettare sempre lo stesso schema di intervalli maggiori e giusti, è possibile riassumere in questo piccolo riquadro le alterazioni che troviamo nelle varie scale.

 

Volendo si potrebbero pure inserire altre tonalità, come Do maggiore, ma sono moralmente contrario al masochismo violento. Vedremo nel capitolo dedicato alla tonalità che questo “schema” ha il simpatico nome di Circolo delle Quinte.

 

Affrontiamo ora l’argomento della scala minore;

Ok, qui forse il discorso è più lungo. Perché se è vero che la scala minore è identificata principalmente dall’avere l’intervallo di terza minore laddove la scala maggiore ha un intervallo di terza maggiore, ci sono varie distinzioni da fare:

Scala Minore Naturale:

La scala minore naturale è la diretta speculare di quella maggiore: se la scala maggiore aveva l’intervallo di terza, di sesta e di settima maggiore, la scala minore naturale sarà con quegli intervalli minori. Quindi, la scala di do minore naturale sarà:

 

 

È importante dire che la scala minore naturale rimane invariata in fase discendente.
Lo so sembra ovvio, ma leggendo le righe successive si comprenderà che invece non lo è.

 

Scala Minore Melodica:

Come si diceva in precedenza, il terzo grado della scala è sempre minore, ma in questo caso, durante la fase ascendente si innalzeranno il sesto e il settimo grado che diventeranno intervalli di sesta maggiore e settima maggiore. Durante la fase discendente, invece, gli intervalli di sesta e di settima torneranno ad essere minori.

 

 

Approfondiremo maggiormente questo aspetto quando parleremo della tonalità, ma per adesso possiamo dire che l’innalzamento del settimo grado (sensibile) ci permette di risolvere naturalmente sulla tonica, quindi di affermare la tonalità di Do (minore in questo caso). Il sesto grado è stato innalzato probabilmente per motivi melodici (di cui il nome della scala). È infatti piuttosto antipatico da cantare l’intervallo di seconda aumentata (La – Si ), oltre ad essere anche poco melodico. In fase discendente tutto ciò non serviva e quindi tornava ad essere tutto come era prima.

 

Scala Minore Armonica:

Alla fine si sono comunque decisi a mettere la sensibile e lasciare però il sesto grado inalterato, tenendo quindi il salto di seconda aumentata.
Contenti loro.

Quindi questa è la scala minore armonica:

 

 

Il lato positivo è che in fase discendente rimane invariata.
Cioè, in realtà è un lato positivo solo per la memorizzazione, perché per un cantante è anche più difficile fare il salto di seconda aumentata discendente.

 

Queste sono le scale minori che più si utilizzano nella musica classica.

In realtà esistono un botto di altre scale: c’è la scala minore bachiana – che è come la scala melodica ma invariata in fase discendente; la scala minore mista che è una voglia di creare inquietanti ibridi tra scale differenti – ad esempio melodica a salire e armonica a scendere o viceversa o naturale a salire e armonica a scendere o chi più ne ha più ne metta; esiste pure la scala maggiore armonica. Quest’ultima è stata catalogata per poter giustificare determinati passaggi armonici che includono la presenza del sesto grado abbassato nelle formule di cadenza (ad esempio la settima diminuita).

Avremo modo di riparlarne quando affronteremo questo argomento.

 

Ricordate, come sempre, che questi sono soltanto spunti, accenni, appunto “pillole” di armonia. Comprate il De Ninno e fate esercizi se volete davvero imparare l’armonia.

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