Pillole di Armonia – 01 Intervalli

Per questi brevi articoli utilizzeremo, come testo di riferimento, il Trattato di Armonia di Alfredo De Ninno, edizioni Curci, un ottimo manuale per lo studio dell’armonia classica. Forse ne esistono di migliori. Però mi piace la copertina. Adoro il blu.

Anche qua, come in ogni articolo vi ricorderò che questi estratti non sostituiscono un vero corso di armonia. Sapevatelo!

 

Iniziamo.

 

Che cos’è un intervallo?

 

È quanno sona ‘a campana e se riposamo ‘n po’

 

Quasi.

 

Banalmente, l’intervallo è la distanza che intercorre tra una nota e l’altra.

Quindi:

 

 

Bisogna sempre ricordare che, al fine del calcolo dell’intervallo, si deve sempre contare sia la nota di partenza che quella di arrivo. Dunque, ad esempio:

 

 

 

Però ci accorgiamo che catalogare gli intervalli solo con i numeri non basta. Perché, ad esempio:

 

 

Dal conteggio è sempre un intervallo di quarta, no? Ma non si può trattare dello stesso intervallo.

 

Aggiungiamo degli aggettivi allora.

 

 

Ah! Ora sì. Abbiamo definito un intervallo. Facciamo una tabellina.

 

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Modificando la nota di partenza, inserendo ad esempio Do , si possono ottenere anche gli altri intervalli.

Per la classificazione degli intervalli, è importante tener sempre conto del susseguirsi di tono-semitono. Nel nostro esempio:

 

 

ma non accade sempre così. Se prendiamo ad esempio l’intervallo Fa-Si

 

 

non è più una successione uguale a quella di prima. Dunque, dato che c’è un semitono in più, guardando la tabellina in alto, possiamo definirlo come quarta aumentata.

 

Bene. Questi sono gli intervalli melodici.

 

In rete si trovano le più disparate idee sul perché gli intervalli di quarta e di quinta siano “giusti” mentre gli altri solo “maggiori” o “minori”. Qualcuno dice che è perché all’orecchio suonano “meglio” rispetto agli altri, dimenticando forse che l’intervallo di quarta giusta è una dissonanza mentre quello di terza maggiore o minore è una consonanza. Non importa.

 

È più interessante, forse, citare il fatto che esistono altri gradi di intervalli: ultra deficiente, più che deficiente, deficiente per quelli piccoli e eccedente, più che eccedente e ultra eccedente per quelli grandi.*

 

Sì, ultradeficiente. Come quello che alle superiori sedeva all’ultimo banco e vi prendeva in giro perché avevate i brufoli. In armonia è l’intervallo più piccolo che c’è.

 

Un ultima parentesi riguarda i rivolti degli intervalli.

Rivolti! Non risvolti!

Ogni intervallo, infatti, ha un suo rivolto. Calcolarlo è semplicissimo: la somma dei due, infatti, darà sempre nove. Il rivolto di un intervallo di terza sarà uno di sesta (3 + 6 = 9), il rivolto di uno di settima sarà uno di seconda (7 + 2 = 9) e così via.
Per la catalogazione, invece, basta procedere in modo speculare, utilizzando anche la tabellina che abbiamo visto in alto. Quindi:

 

Un intervallo giusto avrà come rivolto un intervallo giusto.
Un intervallo maggiore avrà come rivolto un intervallo minore (e viceversa).
Un intervallo aumentato avrà come rivolto un intervallo diminuito (e viceversa).
Un intervallo più che aumentato avrà come rivolto un intervallo più che diminuito (e viceversa).

 

Quindi, qual è il rivolto di una quinta aumentata?
Sarà una quarta (5 + 4 = 9) diminuita (speculare all’aumentata)

 

Prima di concludere, è doveroso dire che abbiamo parlato degli intervalli melodici. Essendo un articolo di armonia è opportuno dire cosa sia un intervallo armonico. Niente di più semplice.

 

 

Come si vede, un intervallo melodico sussiste quando le note sono una dopo l’altra. Armonico quando sono contemporaneamente.

 

Per oggi è tutto. Alla prossima lezione!

 


 

* dato che difficilmente vengono utilizzati (si tratta di intervalli rari come Do𝄫 – Sol), normalmente le parole “eccedente” e “aumentata” hanno lo stesso significato, ma volendo fare uno studio rigoroso, è nostro dovere dire che le cose stanno diversamente.

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